Alla fine, poi, quando sbarcammo a Messina capii che il mare, non poteva fare davvero paura.
Non a me e nemmeno ai miei compagni. E pure se qualcuno se l’era portato via, io continuavo a vederlo limpido. Dentro non c’era traccia delle anime, della morte, delle guerre e del sangue. Dentro c’era solo il mare e i pesci che, a tratti, pareva affogassero pure loro. C’era sicuramente qualche tesoro sul fondo, caduto in acqua cento anni fa e c’erano le speranze di tutti quelli che avevano traghettato in cerca della terra ferma. C’era Francesco, Salvatore, Mohammed, Kabiria e anche il suo giocattolo preferito. C’erano le buste, i composti chimici e i mozziconi, ma chi lo guardava da sopra sapete cosa diceva? Che era dieci volte più bello dal vivo. Se la sarebbero bevuta ad occhi chiusi quell’acqua. Io stavo sopra, con loro, perché ce l’avevo fatta ed era solo per questo che lo trovavo bello come dicevano e immaginavo l’acqua ancora limpida, senza niente sotto.

 
 
previous arrow
next arrow
Slider